Bangla, Phaim Bhuiyan: "Noi, italiani di seconda generazione, come ponte tra culture" | INTERVISTA

Che cosa succede se un ragazzo musulmano si innamora di un'italiana? Phaim, 23 anni, "50% bangla, 50% italia, 100% Torpigna", lo racconta al cinema col suo primo film da sceneggiatore, attore e regista, prodotto da Fandango. Lo Ius soli? "Chi nasce su suolo italiano, è italiano"

Cinquanta per cento Bangla, 50% Italia, 100% Torpigna. Si presenta così Phaim, giovane protagonista del film 'Bangla - L'amore ai tempi delle seconde generazioni', al cinema dal 16 maggio. Il racconto è autobiografico, "tranne per ciò che riguarda la storia d'amore con Asia", e la penna, la regia e il volto sono di Phaim Bhuiyan, 23enne romano di origine bengalese al debutto nelle sale con la sua opera prima. Con lui, nato e cresciuto in quello che è il quartiere simbolo del melting pot a Roma, Tor Pignattara, tra il profumo di spezie e le pizzerie al taglio, centri di culto islamici e chiese, esordisce sul grande schermo anche il tema dei cosiddetti ragazzi "g2". A dispetto del dibattito infuocato dell'attualità, però, il suo"non è un film politico", bensì una commedia romantica ed esuberante, perché "è molto facile cadere nel cupo quando si tratta di certi temi, noi invece abbiamo voluto sorvolarlo, per raccontare in maniera ironica ciò che ci circonda ma che è ancora poco conosciuto". 

I fatti oltre gli sterotipi, dunque. La quotidianità degli italiani di seconda generazione, con i loro valori aggiunti e i loro interrogativi, oltre i sermoni politici. Buhiyan mette al centro l'amore sognante di due ventenni. Tra Asia, studentessa di statistica con padre separato e mamma con nuova compagna, e Phaim, steward in un museo e percussionista in una band ai matrimoni bengalesi, musulmano alle prese con tutte le regole della sua comunità: niente alcol, niente carne di maiale e, soprattutto, niente sesso prima del matrimonio.

Come fa un ragazzo islamico a corteggiare una ragazza italiana quando questa è in qualche modo un tabù per la sua stessa cultura? 

Abbiamo cercato di portare nel film il conflitto tra religione e desiderio sul piano personale, raccontandolo come una battaglia quotidiana, una gara di volontà e di resistenza, provando a declinarlo sotto i vari aspetti, non solo religioso e affettivo ma anche relazionale, familiare e sociale. Più che mandare un messaggio vero e proprio, l'intenzione del film è spronare il pubblico a farsi domande. 

A chi parla Bangla?

La speranza è che, uscite dalla sala, le persone abbiano scoperto qualcosa di nuovo, perché quello delle seconde generazioni, e delle sue dietrologie, è un mondo poco conosciuto. Mi auguro che la cultura possa abbattere l'ignoranza e confido in un maggior dialogo tra giovani e adulti. 

Italiano di origine bengalese. In quali aspetti della tua vita prevalgono l'una e l'altra cultura? E quando questo connubio si rivela complicato?

In casa la cultura è indubbiamente bengalese, soprattutto in occasione delle feste, così come quando stiamo insieme noi ragazzi di seconda generazione. Per il resto mi sento integrato e non ho mai vissuto la crisi di identità provata da molti ragazzi. Essere "g2" è un valore aggiunto. In primis per la visione ampia che permette di avere la conoscenza di due lingue o due culture. E poi perché dovremmo essere proprio noi ragazzi il ponte tra queste due culture, avvicinando gli italiani e facendo comprendere ai bengalesi il loro modo di vivere. 

Protagonista del film, al pari dei personaggi, è Torpignattara. Emblema del quartiere è la Scuola elementare Pisacane, con il 95% di alunni stranieri. 

Il quartiere è un microcosmo complesso, che ha come pregio l'incontro di diverse etnie: si trova di tutto, prodotti tipici bengalesi, cinesi, marocchini. Abbiamo provato a restituirne la ricchezza visiva: palazzi scrostati e murales, facce di mille colori, frutterie aperte h24. Negli anni è stato al centro di una riqualificazione. Mi ha fatto uno strano effetto, tempo fa, vedere i turisti che venivano a fare il tour per le opere di street art. I difetti? Sono quelli di Roma in generale: la pulizia urbana e trasporto pubblico. 

Hai mai vissuto episodi di discriminazione?

Mai. Né nel privato né sul lavoro. Ho sempre incontrato persone dalla mentalità aperta. Credo subiscano di più persone le persone dalla carnagione più scura, come gli africani, o le donne con il velo, perché nei loro confronti c'è più chiusura mentale. Nelle scuole, poi, tra bambini ed adolescenti, c'è molta integrazione, sebbene le influenze politiche possano condizionare i ragazzi. 

Tuo padre è un venditore ambulante di intimo. Come sei arrivato alla recitazione?

I miei hanno sempre visto con diffidenza il lavoro creativo. In Italia hanno faticato molto per crescere me e mia sorella ed avevano paura che, scegliendo questa strada, alla fine non ce l'avrei fatta. A 14 anni, d'estate, aiutavo mio padre nel lavoro e ho comprato l'attrezzatura da videomaker. Ho cominciato come YouTuber, poi ho girato videoclip e studiato alle IED.  A 'Nemo - Nessuno escluso' (Rai Tre, ndr) ho cominciato il lavoro sulle seconde generazioni. Da lì è arrivata la chiamata di Fandango. 

A soli 23 anni. 

E' stato anomalo. Non pensavo che l'avrei fatto così presto. Credevo che, dopo un iter di cortometraggi, avrei fatto il primo film a trent'anni. Sono riuscito a bruciare alcune tappe. E' strano perché la media di quello che oggi in Italia viene definito un "giovane regista" è quarant'anni. Poterlo fare a quest'età è stato un privilegio. 

Quali sono stati i tuoi modelli cinematografici? 

Inconsciamente mi hanno attribuito un'etichetta su Nanni Moretti che mi crea molta ansia (i critici hanno parlato di 'Ecce Bangla', parafrasando 'Ecce Bombo', ndr). Per Bangla ho guardato a diversi film, da Ovosodo di Paolo Virzì a Harry ti presento Sally, Clerks e la serie Master on noon

Sul set con te Pietro Sermonti e Carlotta Antonelli, un grande professionista e una giovane promessa (già vista nella serie tv 'Suburra', ndr). 

Pietro ha messo molto entusiasmo, mi ha aiutato tanto sul set con il suo personaggio, chiedendomi se poteva aggiungere battute. E' riuscito ad arricchirlo. Carlotta è stata un'ottima compagna di viaggio, è riuscita ad analizzare a fondo Asia, ponendosi molte domande. 

Ed anche tua madre, che interpreta se stessa...

Ma non ha ancora visto il film. Speriamo non mi ammazzi... (ride, ndr)

Perché dovrebbe? 

Perché nel film è molto "vera" (dal trailer sembra molto severa, ndr)

Senti la responsabilità della valenza politica di cui Bangla potrebbe caricarsi? 

Sebbene non sia un film politico, leggendo alcuni commenti mi sono reso conto di aver creato discussione... e in fondo era quello che volevo. Spero che la comunità musulmana accolga con orgoglio il mio lavoro: ciò che può contestare, forse, sono i baci. 

"Che paese di merda", grida Sermonti (Olmo nel film, padre di Asia, ndr) quando scopre che Phaim ha ottenuto la cittadinanza italiana a 18 anni. Si avvicina a ciò che pensi tu?

Per me non è mai stata così rilevante. L'integrazione non si basa su un pezzo di carta. Tutto dipende da come la vivi. Forse è un problema per chi fa attività agonistica e vorrebbe rappresentare il proprio paese all'estero ma non può farlo per ragioni burocratiche. Oltre a questo, se sei nato su suolo italiano, al di là del pezzo di carta, italiano lo sei già di base. La tematica dello "ius soli" è stata gonfiata più di quanto sia in realtà grave la situazione. Detto questo, ridurre l'età per prendere la cittadinanza sarebbe meglio.

Dopo Bangla, proseguirai davanti o dietro la macchina da presa?

E' una domanda a cui non so ancora rispondere. La scrittura e la regia vengono in primis. Questa era la mia prima esperienza d'attore, ho dovuto fare un corso intensivo di acting coach per arrivare preparato sul set. Non è facile avere i riflettori addosso. Ora sto scrivendo un altro film: riguarderà di nuovo i giovani. 

In basso, una clip del film 'Bangla' e il trailer ufficiale

Gallery
Argomenti

Potrebbe interessarti