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Zelensky, da comico a simbolo della resistenza ucraina

Ha deciso di restare nel suo Paese rifiutando l'offerta Usa di essere evacuato da Kiev. E sta trascinando non solo il suo popolo, ma anche i leader occidentali

Un post tratto dal profilo Twitter di Volodymyr Zelensky: Zelenski parla mentre passeggia nel distretto governativo di Kiev, "giurando di continuare a combattere"

"Non ho bisogno di un passaggio, ma di munizioni per i carri armati". Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha declinato l'offerta degli Stati Uniti che gli avevano prospettato una fuga dal Paese per evitare che cadesse nelle mani dei russi. Lui, Zelensky, ha risposto secco: "La battaglia è qui". A un esilio forse dorato ha scelto di restare nella capitale assediata, pur essendo consapevole di essere il nemico numero uno di Mosca.

Qualcuno lo accusa di twittare troppo, altri sostengono che a furia di incitare gli ucraini alla resistenza finirà per mandare il suo popolo al massacro. È un fatto però che Zelensky sia ancora lì, a difendere la libertà e la democrazia del suo Paese. E quella della stessa Europa. Per farlo non disdegna talvolta neppure i mezzi della propaganda. E d'altra parte in guerra non si può andare troppo per il sottile. Di sicuro il presidente ucraino è un abilissimo comunicatore. "Ci hanno lasciati soli" aveva detto poco dopo l'invasione russa riferendosi alla Nato e all'Occidente.

Poi però è iniziata la controffensiva. Non solo quella delle forze ucraine che si stanno battendo contro un esercito, quello russo, ben più numeroso e attrezzato, ma anche quella dello stesso Zelensky nei confronti dei leader occidentali. Con i suoi tweet, le sue frasi ad effetto e cariche di pathos ("Io resto qui, la nostra arma è la nostra verità", "la notte sarà dura ma arriverà il mattino") non ha suonato la carica solo all'esercito ucraino, ma anche a quei capi di stato e di governo che hanno provato a girare la testa dall'altra parte. E alla fine una piccola vittoria l'ha ottenuta. L'esclusione di alcune banche russe dal sistema Swift annunciata nella notte da Stati Uniti e Ue è un passo avanti verso l'isolamento della Russia. Certo, a Zelensky e il popolo ucraino servirebbe un aiuto immediato che però l'Occidente non può fornirgli.

Chi è il presidente ucraino Zelensky

Ma chi è davvero Volodymyr Zelensky? Fino a quattro anni fa, il presidente ucraino era uno dei comici televisivi più famosi dell'Ucraina. 

Ancora oggi, su YouTube, si possono trovare tracce delle sue performance artistiche: in uno show televisivo satirico si esibiva facendo finta di suonare il piano con il suo pene per cinque minuti. Ma guai a ridurlo a un comico da avanspettacolo. Nel suo show più conosciuto, "Il servo del popolo", Zelensky ha interpretato un personaggio immaginario di nome Vasily Goloborodko, un insegnante di liceo sulla trentina che si sveglia una mattina e scopre di essere stato eletto presidente del Paese con oltre il 60 per cento dei voti popolari. Tutto merito di un video di una sua lezione in cui inveiva contro la corruzione nel Paese, postato da un suo studente e diventato virale. Dietro quel personaggio, e altri da lui creati, Zelensky ha costruito una sorta di manifesto politico, ma pochi pensavano che la finzione si sarebbe trasformata in realtà.  E invece così è stato. 

Zelensky ha finora stupito anche i suoi più strenui oppositori che lo definivano un dilettante allo sbaraglio e un burattino dei poteri forti.  Ha resistito agli scandali per i suoi rapporti con un'oligarca anti-russo e con Donald Trump. E con lo scoppio della guerra è diventato un simbolo della resistenza alle autocrazie. Non solo in Ucraina, ma in tutto il mondo. 

Pur essendo nel mirino di Putin, Zelensky ha deciso di non scappare. Certo, la sua eliminazione sarebbe un bel problema anche per Mosca che probabilmente farà di tutto per rovesciare il suo governo in un modo meno cruento. Ma sarebbe ingiusto non riconoscere a Zelensky l'onore delle armi e un coraggio che non è proprio da tutti. La verità è che in pochi vorrebbero trovarsi nella sua situazione. Forse nessuno. Il presidente ucraino ha dimostrato di essere un vero leader. E dirlo, almeno questa volta, non è solo retorica. 

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