Televisione

Il caso Rossi, un amico di David: "Le Iene hanno fatto una fiction su un suicidio"

Antonio Degortes, noto imprenditore senese, conosceva molto bene il capo della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena, trovato senza vita nel 2013

Antonino Monteleone e l'inchiesta su David Rossi

Il caso è complesso e dopo anni di indagini, inchieste e retroscena, è considerato da molti uno dei misteri italiani su cui aleggia più di una zona d'ombra. Il suicidio di David Rossi - secondo la verità processuale si tratta di un suicidio - se da una parte è stato archiviato dai pm che hanno indagato e da perizie medico legali, dall'altra è al centro di un costante revisionismo mediatico. A lanciare il grande enigma è stato il programma Le Iene, che dal 2017 ha iniziato a occuparsi del caso. L'inchiesta, condotta da Antonino Monteleone - insieme a Marco Occhipinti - è stata snocciolata in decine di servizi e una puntata speciale in prima serata, a ottobre del 2022. "Suicidio o omicidio?", questa la domanda che si sono posti. 

Facciamo un passo indietro, al 6 marzo del 2013, quando David Rossi, capo della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena, viene trovato morto in vicolo di Monte Pio, a terra, sotto la finestra del suo ufficio presso Rocca Salimbeni. È un momento particolare per la città di Siena, in subbuglio per la crisi di MPS, la sua banca storica e la più antica d'Italia. Da poco erano iniziate le indagini della Guardia di Finanza intorno all'acquisizione della Banca Antonveneta, e anche David Rossi era stato oggetto di una perquisizione, nonostante non fosse tra gli indagati. Rossi era uno degli uomini di fiducia di Giuseppe Mussari, ex direttore generale di Rocca Salimbeni, e continuò a ricoprire quell'incarico che gli era stato affidato dal suo mentore anche dopo un importante cambio ai vertici con cui si era trovato quotidianamente a dover fare i conti. Gli elementi per il giallo, in effetti, ci sono tutti, ma da subito il caso viene archiviato dai magistrati di Siena come suicidio. Passano quattro anni e il caso Rossi arriva alla sbarra delle Iene, che aggiungono alla storia festini a luci rosse e presunti segreti bancari di cui il manager sarebbe stato a conoscenza. 

Antonio Degortes, noto imprenditore di Siena - con un passato politico importante nella città e gestore di alcune discoteche - era un amico di David Rossi. Coinvolto nell'inchiesta de Le Iene, indicato da alcuni testimoni incappucciati come l'organizzatore dei festini nelle ville della campagna senese a cui avrebbero partecipato anche alcuni dei magistrati che si sono occupati del caso Rossi - motivo per cui, secondo il programma televisivo, avrebbero poi insabbiato tutto - De Gortes ha querelato la trasmissione per diffamazione ed è stato querelato a sua volta da Davide Parenti (ideatore de Le Iene, ndr) per lo stesso motivo, dopo aver pubblicato sul suo blog una serie di video in cui definisce "farlocca" l'inchiesta del programma di Italia 1 e denuncia il "metodo Iene". L'imprenditore ce ne ha parlato al telefono. 

Che rapporto aveva con David Rossi?
"Eravamo amici". 

Di vecchia data?
"Ci conoscevamo da tempo, ma ci siamo avvicinati negli ultimi anni. Eravamo entrambi molto legati a Mussari, ci frequentavamo a pranzo, a cena, andavamo a vedere le partire insieme. Ritrovandoci sullo stesso carro siamo diventati amici. Quando David si è suicidato ero vicepresidente del Monte Paschi Leasing & Factoring". 

Lei è sicuro che è stato un suicidio?
"Sì. David non ha retto la pressione psicologica di quel momento. Era l'ultimo mussariano rimasto nella banca, perché Viola e Profumo (la nuova governance, ndr) avevano tolto tutti quelli legati al vecchio presidente. Lui era l'ultimo, ma era nel mirino e lo sapeva bene. Sapeva che lo avrebbero mandato via, aveva paura di perdere il lavoro. In città quelli che conoscevano David sanno cosa è accaduto, noi amici, i colleghi. Poi ci sono quelli che guardano la televisione e per loro è stato ammazzato". 

Anche per la moglie, Antonella Tognazzi, e la figlia Carolina Orlandi, non si tratta di suicidio. 
"La famiglia nella seconda archiviazione ha presentato un documento alla Procura per istigazione al suicidio, quindi sono i primi a pensarlo. Si sono rivolti alla professoressa Lorettu, psichiatra, tra i massimi esperti dei suicidi, ed è stata lei ad asserire che non ci sono dubbi, che si tratta di un suicidio legato alle pressioni psicologiche sul lavoro. Ha presentato una relazione di diverse pagine ed è stata la famiglia a commissionarla. David aveva paura di essere licenziato, aveva fatto da poco un mutuo impegnativo, erano uscite sui giornali alcune notizie riservate e in banca tutti pensavano fosse stato lui. Era esasperato...".

Poi ci torniamo. Perché la famiglia avrebbe cambiato idea sul suicidio?
"Dietro questa storia c'è anche una questione economica. A pochi mesi dalla tragedia la moglie di David e il suo avvocato sono andati in banca a chiedere un milione di euro altrimenti avrebbero fatto uscire la notizia della mail con la richiesta d'aiuto di David".

La mail che inviò all'amministratore delegato pochi giorni prima di morire?
"A Viola, sì. L'oggetto era 'help' e c'era scritto 'Aiutatemi, se no mi suicido'. La moglie i primi di giugno andò in banca con l'avvocato Goracci, chiese un appuntamento alla dottoressa Dalla Riva, la responsabile del personale del Monte dei Paschi. Qualche settimana prima lei e Goracci avevano avuto il computer di David e tramite un tecnico avevano recuperato la famosa mail. Di questa mail la magistratura non aveva contezza, l'avevano trovata loro. La fecero vedere a Dalla Riva, che chiamò immediatamente l'ufficio legale. Chiesero un milione per chiudere lì la vicenda. Quelli dell'ufficio legale andarono alla Procura della Repubblica perché secondo loro ci potevano essere gli estremi dell'estorsione. Questo sta agli atti. Alla Procura di Siena aprirono un fascicolo, ma poi è stato archiviato".

Lei è in contatto con la famiglia di Rossi?
"Eravamo in buoni rapporti finché non sono arrivate Le Iene, dopo che avevano archiviato tutto. Mi sono dissociato completamente. Ho scritto ad Antonella, che sull'istigazione al suicidio potevo essere d'accordo, ma la tesi dell'omicidio era una stron***. Da lì non l'ho più sentita. Prima sostengono l'istigazione al suicidio e poi dicono che l'hanno ammazzato? Che poi dopo quella prima 'velata' richiesta di soldi alla banca hanno fatto una causa civile di lavoro". 

Per cosa?
"Dicendo che non sanno se si è ucciso o se è stato ucciso, ma comunque la banca sarebbe responsabile perché ha omesso controlli e soccorsi. Hanno chiesto un milione e mezzo. Hanno perso anche questa, un anno fa. Ce ne sono di cose che la gente non sa". 

Prima di raccontarmele finisca di parlare di David. Ha detto che era esasperato.
"Due giorni prima che morisse lo avevo incontrato per il corso e non mi aveva salutato, neanche mi aveva riconosciuto. Non stava bene, era sotto pressione e viveva nella paura di perdere il lavoro. Ho parlato con un mio amico professore, che conosceva anche lui, erano andati insieme a un convegno e David gli aveva chiesto se lo aiutava a trovare un posto nuovo. La situazione era chiara a tutti. E poi i tagli al braccio che si era fatto...".

Ci sono stati episodi di autolesionismo?
"Qualche giorno prima di morire si era fatto dei tagli sulle braccia. Lo ha dichiarato la figliastra (Carolina Orlandi, figlia della moglie di David Rossi, ndr), è agli atti. Una sera si è presentato a casa fasciato, dicendo che per ritrovare la normalità doveva sentire dolore. Si era tagliato le braccia. Questo è un altro punto bypassato dalle Iene, così come hanno omesso la richiesta di soldi della famiglia alla banca e la relazione della dottoressa Lorettu sul suidicio. Ci sono una serie di fatti che si sono guardati bene di approfondire. Fanno luce solo su una parte della storia, quella per loro più interessante per crearci una fiction e fare puntate su puntate".

Qual è la parte interessante?
"I problemi della banca per esempio. Come se dipendevano da lui poi..."

Tra le ipotesi delle Iene c'è quella che David sarebbe stato ucciso prima che andasse a parlare con i magistrati, essendo forse a conoscenza di qualche segreto scottante.
"David Rossi era il capo della comunicazione, non della finanza della banca. Non partecipava neanche ai consigli di amministrazione. Ma poi se volevano ucciderlo lo facevano in banca? Con tutti i controlli che ci sono a Rocca Salimbeni, i colleghi che lavoravano negli uffici accanto". 

A proposito di storie interessanti, quella dei festini a luci rosse è notevole. Magistrati che si sono occupati del caso che depistano le indagini perché presenti ai party hard.
"Completamente inventata".

Ad aprire a Monteleone questa pista fu l'ex sindaco Piccini...
"Che era in campagna elettorale. Lo registrarono al bar, di nascosto. Raccontò di un'amica romana che gli aveva parlato di questa villa dove si facevano i festini, di indagare lì. Quando poi è stato chiamato dal procuratore di Genova non si ricordava bene chi glielo aveva detto, non era sicuro di molte cose. Loro (Le Iene, ndr) hanno fatto il resto. Hanno preso tre testi, tra cui questo ex escort, ammesso che facesse davvero l'escort. Senza prove, li hanno incappucciati e fatti parlare".

E una di loro ha indicato lei come organizzatore di questi incontri.
"Certo, io organizzo un festino e invito Natalini, il magistrato che in quel periodo indagava su di me per altre vicende. Hanno detto che c'era anche lui, insieme a tanti altri. Natalini il giorno mi indaga e la sera ci faccio i festini insieme. Credibile eh? Come l'escort. I magistrati che l'hanno interrogato non hanno trovato riscontri nei suoi racconti, ma Le Iene l'hanno comunque fatto parlare. Ora non è in Italia ed è impossibile portarlo in tribunale".

Questa però è un'inchiesta parallela...
"Le Iene sostengono che i magistrati che indagavano sulla morte di David Rossi hanno insabbiato tutto perché erano coinvolti nei festini. I magistrati hanno querelato per diffamazione e calunnia. Anch'io ho querelato. Le querele sono tutte ferme al tribunale di Genova dal 2018". 

Il processo a suo carico con Le Iene invece è in corso.
"Sì, ho ricevuto il rinvio a giudizio". 

Perché è stato querelato?
"Quando mi hanno tirato dentro con la storia dei festini ho iniziato a fare un blog su Facebook, 'Dito nell'occhio'. Ho fatto una serie di video in cui sottolineavo tutte le cavolate che sparavano nei loro servizi sul caso Rossi. Ho detto che manipolavano la realtà, che stavano facendo una fiction e non un'inchiesta. Ho detto che è una trasmissione farlocca. O meglio, ho detto che 'la faccia di m***a di Monteleone ha fatto un'inchiesta farlocca', c'è anche questo tra i capi di imputazione, in collaborazione con la famiglia, che però non mi ha mai querelato. Per famiglia intendo la compagna e la figlia".

Cosa contesta a Le Iene?
"Tutto. A partire dal loro metodo".

Quale?
"Quello di raccontare le cose come fa comodo a loro. Tutto è creato ad hoc da loro. L'ho dichiarato pubblicamente e per questo mi hanno querelato. Quando Monteleone era a Siena mi avevano avvisato che faceva domande su di me in giro. Allora l'ho chiamato, ci avevo già parlato qualche anno prima quando lavorava a Piazza Pulita e voleva intervistarmi su un'altra questione, e gli ho detto di venirmi a parlare direttamente. 40 minuti di intervista, l'ho registrata con il cellulare di nascosto per sicurezza, perché so come fanno, e l'ho pubblicata su YouTube. Mi chiesero se organizzavo feste in città, dissi di sì. Incalzavano sui festini, sulla cocaina. Ovviamente l'hanno montata a loro piacimento, un paio di minuti. Poi l'ho invitato a cena con il suo cameramen. Gli ho chiesto se davvero era convinto della tesi dell'omicidio. Mi ha risposto che loro fanno televisione. Allora parliamo di inchieste o di show?".

Prima ha parlato di manipolazione della realtà e di omissioni. Mi fa qualche esempio?
"Come ho detto prima degli episodi di autolesionismo e delle richieste economiche della famiglia alla banca non si è mai parlato. Non hanno mai parlato neanche dell'incontro con la psicologa avvenuto la mattina della morte di David. Al lavoro erano preoccupati per i suoi comportamenti, soprattutto dopo la mail in cui diceva di volersi suicidare. Una dichiarazione chiara. Le Iene sono arrivate a dire che qualcuno aveva hackerato il computer e l'aveva scritta. Aver inviato quella mail era la 'cavolata' di cui parlava nei tre biglietti di addio lasciati alla moglie e di cui ha parlato anche con la psicologa. La dottoressa Ciani era stata ingaggiata dalla banca per motivare David. Lui era preoccupato per questo incontro, pensava che Profumo e Viola avessero mandato qualcuno per fargli dare le dimissioni". 

Perché aveva tutta questa paura di perdere il lavoro?
"Per il periodo complicato, perché era legato alla precedente dirigenza, e poi perché in quei giorni era uscita una notizia riservata sul Sole 24 Ore e molti in banca erano convinti che l'avesse fatta uscire lui. Era tra l'incudine e il martello, fedelissimo di Musseri. La psicologa consigliò all'ad di dare a David un periodo di riposo, ma la sera decise di farla finita".

Ci sono altri punti controversi di questa vicenda. L'orologio che cade dalla finestra venti minuti dopo la morte di David, i due uomini che gli si avvicinano mentre era a terra e non provano a soccorrerlo, le immagini di un'altra telecamera in cui si vedono due persone uscire pochi minuti dopo la caduta da un ingresso laterale...
"Tutte le prove filmate escludono l'orologio che cade venti minuti dopo. Lo dimostrano le perizie. La telecamera è del 2005, in una giornata piovosa molto probabilmente sono i riflessi delle goccia d'acqua che accumulandosi sui tetti cadono in modo più cospicuo e fanno quei flash. L'orologio cade insieme a David, si vede perfettamente dalle ferite al polso sinistro. I due uomini che si avvicinano a David sono Mingrone, un dirigente Mps, e Filippone, il suo migliore amico. La compagna lo chiamava da mezz'ora senza avere risposta, e lo sapeva benissimo in che periodo era, quindi si è preoccupata e ha telefonato a Filippone, uomo di fiducia di David, per chiedergli di andare. Lui va in ufficio, entra insieme a Mingrone, che in quel momento era in banca, vede la finestra aperta, si affaccia e vede David sotto. Chiamano ambulanza e carabinieri e tutti gli dicono di non toccare niente. Loro scendono, lo guardano ma non lo toccano. Dicono che sembravano distaccati? Basta ascoltare le telefonate fatte ai soccorsi. Dovevano sdraiarsi sul corpo?". 

E i due uomini usciti dall'ingresso laterale pochi minuti dopo la caduta?
"Si sono dimenticati di dire che di quelle persone si sanno nomi e cognomi, li hanno ovviamente chiamati e interrogati. Sono due dipendenti del Monte dei Paschi, che uscivano tutti i giorni da lì, avevano le chiavi dell'uscita secondaria perché lavoravano in un archivio".

Lei quindi non ha dubbi...
"Ci sono state tre sentenze a Siena, due a Genova sui magistrati. Tutte archiviate. C'è stata una commissione parlamentare che ha rivisto tutto, chiamando il meglio della scienza italiana. Non ci sono dubbi sul suicidio".

Ha altro da aggiungere?
"C'è una cosa importante. In tutta questa storia c'è solo una condanna, per diffamazione, e l'ha presa Monteleone. Condannato in primo grado. Nelle varie puntate in cui ha buttato dentro di tutto, dai servizi segreti allo Ior, ha parlato dell'avvocato Briamonte, descritto con una valigetta piena di soldi dello Ior. Lo ha querelato. La Procura di Torino ha rinviato a giudizio Monteleone, Briamonte mi chiamò a testimoniare sul sistema Iene. Pochi mesi dopo l'hanno condannato".


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